postumo ventoso

maggio 18, 2012 § 2 commenti

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[le tue mani, femmine che partoriscono lo scrivere
non una scrittura piena dal cordone, poi deriva
ma una breve mosca, in cerca di risposta
che alla dolcezza si appiccica e alle ombre sulla carta]
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Una notte sospesa alle foreste, l’uovo di mondo
della luna. Non c’è infatti fibra che sottoposta
a calco lunare non diventi interiore
o, perlomeno, venata in ciò che muore
non riprenda l’alto mare dell’albume
per farsi rosso vivo. Un esempio è questo scuro
venire dalle ombre, per poi uscire
delicati alla frantumazione.
Onde, montagne, È un turno terrestre, amico
ruota bene.
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del resto più colore è invano
spalmato lungo il filo, poi confonde
le lenze e il piano nobile, fa giungere
il nervo implicato con il bianco
poi alveo del papavero solare
crescente oppio miele.
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ma la discesa è infera stazione
lì si percorre il raggio minore
del singolo bagaglio
portato come anello
chissà dove che lega
o quanta bellezza catena
senza effetto di chiave
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intriso nella carta
prendi in custodia ciò che sgorga
che non sia troppo fredda la linfa di sambuco.
Come giocolieri le parole hanno spostato
le mani verso più sensibili tendoni
esibirsi o bei liberatori
con la consegna delle chiavi
o altre pulci, spiriti buoni.
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