inizio dal padre

ottobre 20, 2012 § 1 Commento


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per molto tempo a venire
eri la bambina alla destra del padre
con il dolore non ancora trattenuto
un gran bello spreco che non si volgeva
mai indietro, o più per il bacio, per buono
davvero, nel dualismo umano. E poi di sicuro
altro tace la fotografia sullo scrittoio: l’uomo
porta in sogno qualcosa di invivibile e
prima di versare lacrime
la necessità di compiere qualcuno
perseguita, e più caro parere di esserlo, dominio.
Il che se dovesse, che razza di interezze
schiudono gli edificanti occhi da latte.
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con gli anni in me cresco mio padre
non per intenzione, ma per il giusto potere
conferitomi dal suo (come casa, pendio
ombra che dal vivo non si arresta
né ritenuta adatta, ma che una volta in testa
rimane un nesso legato all’inizio, ancora indifeso
giù nell’abisso). Intendo, c’è il bambino
potrà amarti o meno, ma ugualmente ciò che segue
ha la mia filiazione. Si tratta anche di parole
che fanno tornare e delle montagne, ovvio.
Ogni volta che mi sono persa intorno
questo il primo luogo, anche se in preda al gelo
altrimenti quale sarebbe il dominio.
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[e lui, in me, di sicuro
come di un gesto – posso fargli questo?-
che trattengo nel braccio. So quanto forzo
e tremo e riporto. Non mi separo
dopo averlo freddato, m’insinuo].
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ma per un albero solo l’attaccamento
tu mi dici il pino cembro ci mette
a diventare adulto, non guardare presto.
A volte occorre togliersi dal varco
passare le mani, la folgore delle vene
sopra i pugni.
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Ma per un albero solo sta lì piegato
tuttavia nel beneficio, per esempio il sole
con la sua verità ingrandisce le vene.
Gira dunque un fervore ambidestro, come un convoglio
è scosso. E poi l’eterno cerchio che ci regge non grandissimo
in breve l’amore di noi stessi accarezza il dorso.
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in breve, la fiamma di noi stessi, che tu vedi e passi
sospingi gli occhi, i fuochi incerti bastano a ferirti
e dal profondo i sogni come bambini
lanciano luccichii. Un giorno tutti
nel gioco debbono entrare o perché intorno al giocoliere
un nonnulla trattengono il fiato. Dadi in proprio
provare a riprendersi tutto. Il sole è un tappeto aperto
anche molto comune, l’occhio fruscia le sue piume
ma in quanto a rifrazione…
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è che rinascere da poche parole
il vento sentirlo e non solo
per l’osservazione del pettirosso
che apre il suo scatto: oltre le ali
è detto, tende più in alto.
Del resto, niente è pronto: il sole un gorgo
di luce sopra foglie rinsecchite, il riparo
una catena di montagne ombreggiate
e il tuo stesso profilo è un monte
pallido per il ritorno all’origine
ma tu sai confondere la parola che vi sale
dalla bocca come sotto una pioggia di cenere
e dici quante forme hanno i rami
sotto il mormorio dei frutti maturi.
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