con annotazioni, da note a notte

marzo 18, 2012 § Lascia un commento


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Poi nelle cancellazioni saremmo tornati soli
ma adesso
i fili di baci sono all’inizio, in punta di bosco
ma non durano a lungo, tuttavia ci appartengono
e come carboncino
ne basta uno.
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[quello che ora voglio
perciò rovescio il collo con tutte le piume
è di posare la mia percussione.
Solo allora il mio orecchino di rame
lascia la madre, risponde, smette di tintinnare]
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[teniamola la poesia, nessuno ci obbliga
in luogo di musica a non essere sorda
e comunque più in là è solitaria
o peggio, senza mare alcuno, dice io]
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ma gli amici quanto ti fanno aderire
nel locale le voci per rimanere sole
dovrebbero oltrepassare, non me e te
o ciò che di più caro ci appartiene
ma questa maternità da congiunzione
che figlia in morendo e sorride.
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aspetta, ci allontaniamo
in modo differente
dentro la prima immagine
continua ciò che accade.
Non è il tratto così pulviscolare
ad essere crudele, né azione
né quiete da non appartenere
L’uno all’altro, prima del ricordo
del modo concentrico di essere nel gesto
un bacio sul pianerottolo
ci rovescia nel tuffo, ci siamo detti per sempre
all’inizio.
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Ti raggiungo e senza più meta
anche la città lattiginosa sale le scale
con un fiore di sole levato dalla palude
Cosa ci preme, abbandonate le fughe
ora che le nostre canoe sono sulla riva
e il tempo palesa una cruna
per i fili sospesi, di colpo intrecciati.
Di noi intorno alle siepi, chi poi si scioglie per primo
torna a distinguere la propria concezione del mondo
la mano
non importa abbia generato una causa
per pura sofferenza. A toccarci basta una foglia
che trema già in poca aria.
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[perché tornati infranti
dentro i mondi che ci somigliano
sobbalziamo ad ogni minimo specchio
dell’antico cuore. C’è una soglia natale
che ci socchiude e un cordone
raddoppiato da serbare. Ora
non confondere le cime
quelle puntano senza dolore e grande è
mentre si sale]
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[incontro nelle letture
un pagina più corposa irregolare.
Tocca, citando Canetti, de «il modesto compito dello scrittore […]»
Penso a quante fibre il corpo trami in modo regale.
Il superbo dell’amore o che scrive]
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per domani

marzo 7, 2012 § Lascia un commento

Julie Heffernan Self Portrait as Tap Rootpart

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presto un bacio che presto lo ricambi
e intorno ai monti imparo le propaggini
il vento e scriverti da un piccolo crinale
mi fa vedere il mare, più in grande notti estive.
Più grandi anche le parole, qualcuna
non ancora pronunciata, per tenebra
ancora più taciuta, e talvolta così divisa
nelle parole scruto come se avessi perso qualcosa.
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perché il bacio non basta al bacio
neppure così premuto o romanticamente custodito
Più spesso è cieco, né è possibile stargli dietro
quando nel respiro e nello sfavillio uno
e non per sé apre la bocca
per altra lingua la tiene aperta
punta sul vivo, la corda d’aria, prima che cumula.
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[ ho in mente la spina non le rose
come il segno nella frase
la interrompe. Tutto scorre e ben tagliente.
Ho in mente il sangue che se non esce punge ]
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Perché poi nelle venature le parole continuano a germinare
nello sforzo del traboccamento e della dispersione.
Qualcuna si ritrae o non sopravvive senza felicità terrene
Ciò che ne consegue, nelle lettere d’amore
[che talvolta scrivo, nel modo fine fine di affettare le cipolle]
è che non sono morbide, rimangono divise
io stessa alla radice
tengo distante la piena delle rose.
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