metereologie

febbraio 20, 2010 § 2 commenti

Hokusai vecchia tigre nella neve

Fiocchi (per certi versi sbiocchi)

*
spogliandosi al gesto forse abbandona
l’atarassia frusciata: bocca-parola
sulle strade fiocchi lucertole in attesa di sole
l’ugola sgocciola stalattite sottile.

*

E dappertutto felci di neve
la guancia che insegue un’istantanea di volpe.
È proprio della morte attirarti in un luogo mimetico
ovvio, il bianco è ipotetico.

*

sui tetti azzimi salgono ombre
il linguaggio si accorge che il tempo muta
fioca la città confusa, nella bocca
fiocca girata sottosopra.

bruco dopo la pioggia

un apparire di pioggia dilavante sequenze
il mondo emerge da una città di foglie
e mentre soffia
ti spegne nell’orecchio il cerino d’acqua.

Quello che prendi scappa allo stesso modo
il nulla è chiaro
buio nel giro di un segno
con la sua goccia zero, di stravento uno.

*

(allora qualcuno spaccato dal buio
non riesce a mettere insieme un qualche contrasto
rimane trasparente nel mazzo, sortito in luogo di vetro
)

*

Il movimento che in sbieco buca la mano
è quello di un raggio mattutino
quando cadute le stelle
si continua a fiorire di luce naturale.
E in via delle parole anche l’avvenire
risulta completamente ispirato .
Chi pensa allo scoppio chi a un petalo bruco.

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fissata (onde anche pOi pOi pOi)

febbraio 11, 2010 § Lascia un commento

questo mi possiede
per le strade risalenti intere scacchiere
da acqua e sale uscire
il sangue consapevole di trasfusione
tutto imperativo che si muove
fuori di uniforme, un mare di onde
la grazia delle anche.

*

il tuo corpo caro e poi vicino
il mio letteralmente a nudo
e nella sola carne che si afferra
un po’ di luce germina
va dritta, sanguina.
E poi che canta un’onda grigia
e la palma la nuca frastagliata.
Com’è che è entrata questa calma
se ogni ora sgombera, cresciuta poi.

Mi pensi segreti, ben lungi negli orti conclusi
e sono labirinti, veri e proprio analgesici
che nemmeno conosco.
Anche se mi sovvertissero
con il sonno di un luogo marittimo
rimane l’ampiezza del gesto
del bacio pretesto che si fa giorno.

*

oggi d’accordo
niente si va spegnendo
l’amore come un bonzo
il sole dentro un vocabolo.
A un certo punto d’esilio
braccia colorate che stingono.

*

l’amore sotto controllo?
Poco per l’orgoglio di una donna che oscilla
di sangue raccolto nella lanterna.
C’è più di una terra sorretta agli anelli della colonna
anche ritorna l’erba presa da fiamma.

*

Anche la pioggia.
Cadere e poi crescere nell’aria compressa
è più di un enigma.  Concentra
i capelli raccolti proprio dove la foglia della nuca si innerva
dove la coccinella è una lingua che pulsa.

probabilità retrovisori

febbraio 2, 2010 § 2 commenti

Adesso. Poi lo spazio dove giungi e ti dividi
un prodotto di fattori nei preservativi
quale dado è tratto, vieni.

*

stai all’occhio, a quello dello specchio
la persona appena uscita per un soffio
da un aspetto loffio, cera.

*

Così guida. Messa la sicura, non c’è che il fondo strada
le luci bolle di sapone, l’istante monta lo specchio retrovisore
prima di dileguarsi preme.
In questa descrizione chi vaga si mantiene, forse uguale (o così pare) e
nota bene: fuori scorre
ma precetta anche le stelle per darsi ai punti fissi
per quando duri gli sterzi e sotto sforzo, gli arti tirino il bello e il brutto.


Consesso (riferimenti puramente casuali)

qui al dunque
partoriente tutti maschi
nei discorsi ricchi frulli pleonastici.

*

Al convegno
ad un tratto non puoi più fare a meno di ribadirti donna
non certo per l’aria da farfalla o per quella di una spilla da balia
pronta a tenere insieme un po’ di tutto
tanto meno il profilo basso e forme fatte passare
per uno svolazzo femminile.

Sì sottile, la voce ha collane
per interi periodi.
Poi diventano i soliti, presumibilmente saturi.

*

ma i tuoi voli sono pieni, oscuri di particelle elementari
semplici sistemi per una testa calda
quanto poliedrica ti calza, se possibile una scheggia.

Dove sono?

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