tondi

gennaio 9, 2010 § 4 commenti

A neve ferma con il lago sulla faccia
una rigidità di carpa impressa all’amo.
Forse più caldo scendere un buco nero
percuotendo il suono con la punta della lingua
nell’apparenza di una formula, vaga l’orbita

*

a chiedergli della libertà risponde con un gesto
traccia un cerchio per riprodurre la teoria dell’urto
sei fuori o dentro – spazio
la mano di un pazzo legata agli spaghi
di un diario, affini.

*

Il pettirosso lampeggia un moto d’aria, solleva
la soglia del gelo. Prendo allora la mano
e la metto sul vetro, rimane il calore afferrato
per gioco, per sbaglio. il battito sveglio
prima di tornare nel vaso.

O.Redon silenzio

sb’attenti

[natura]

Giro la montagna che risuona di valanghe.
Può farla da padrone, il mio passo cane segue
vagola di neve (il bianco fiore cade
con molta compostezza). Sono fatta bestia
nel mentre che scodinzola, ridotta dallo sforzo
che quando l’universo curva di scatto
l’esilio coatto vibra, mi attanaglia, mi sbalza dalla culla.

*

[urbana]

Indietro a cancellare orme, il segno che perde e che sconvolge
il nulla con l’istinto, la facoltà del predatore.
Eppure il verde punta sulle aiuole, un tram tiene le rotaie
con l’ombra di mezzo, vira sul serio
costringe a chiudere un occhio, poi ad aprirlo.

*

[selettiva]

Rubo al sonno. D’altra parte
quando sono vigile mi arrendo
ad ogni ineludibile momento
le sbarre si annidano, a quanto
pare immagino.

Dove sono?

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