fa la neve

dicembre 19, 2009 § 3 commenti


Tuttalpiù l’inverno si fa calco
a mostrare leggerezze mosse a neve
con la bocca del catrame tutta in tiro, sdrucciola nel gelo

quando addenta
i piedi come cuccioli
sbattendoli agli spettri di un bisogno urgente.

Per stare al mondo delle parvenze
nella battaglia di cuscini
anche la nuvolaglia sprimaccia i cieli

chi va via fa posto.
Piaciuto, visto (ad un palmo dal capriccio), pure col fiocco
quale andazzo disturba il passo quieto delle cose

se nelle vie a fiumane, il freddo è incontro alle caldane
di una città di vita, la calza del metrò smagliata
le borse agli occhi dei palazzi

che in quanto a darsi
il senso ciurla dentro l’osso, in deformità di specchio
alla ricerca di un indizio.

presepe albero &C.

dicembre 12, 2009 § 3 commenti

*
***

Che nel freddo l’indugio si fa più rosso
anima o corpo, conta alla fine chi ti ha scaldato.
Perciò il respiro esce piumato e le fibre muscolari
nei brividi dei punti cardinali, aprono alla leggerezza degli uccelli.
Intorno il rincalzo degli inverni, la terra al massimo sui pattini.

*

l’autostrada un ramo di Natale
su e giù l’intermittenza di lucine
poi un fondo d’anello cresciuto al labirinto

si torna o scappa via dall’intimo

non la velocità, fa fede il mondo
ma nessun angelo va spalancando.
il vuoto tronco, l’attimo ninnolo.

l’immagine non c’entra

dicembre 8, 2009 § 3 commenti

Perché prova dentro una passeggiata agra
le mani nel caldo della giacca, a risvegliarsi come una marmotta.
Intanto il vetro fa il copista, rimanda oscurità dovunque.
Anche il moto si rapprende, sotto i piedi per una nebbia di soffione
cos’è accaduto stamane, sì, se lo ricorda.
Lasciando perdere la forma, l’ombra di sostanza e fuori il nome
lasciando perdere le biancherie dei propri fili fissate ai terrapieni per fare vela al mondo rimane l’ancoraggio di un sorriso giusto d’apparecchio, il bianco tratto da una pinza d’osso.

*

Andando a zonzo, niente altro, ah sì il rientro
nel pack quadro della doccia. Dal caldo la pelliccia
si fonde con la tenda di plastica, drappella il corpo intorno.

Sciocchezza pensare al vuoto dello scarico
più in là non scivoli
e l’acqua, c’è da chiedersi, non ti porta via se gode

se batte uno spazio fra le pieghe, tu in mezzo.

Dove sono?

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