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novembre 28, 2009 § 4 commenti

– influenze ad effetto serra –

Sul treno in mille riflessi
e non sono solo i gesti annebbiati
a tirare gli orizzonti come fossero cortine

di là la fascia di pianure lecca il vetro
di qua le acrobazie dell’illusione
gli sconvolti

che fra gli ingorghi dell’addome
il termometro di ciminiere
infilato, in fumo.


– reti di stazionamento –

a fili
l’alta velocità dei cieli rode il cervello
già scosso dal tremito o dal pidocchio.
Nella stazione adesso
rientra di spalle nella giacca
ad un nuovo andirivieni schiaccia
la fotocopia della società civile
qualche rifiuto sul marciapiede
il fuggi fuggi poco poco-

 

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di poi topi topoi

novembre 24, 2009 § 3 commenti

Fasciame sintetico, una terra con la dima
questo per il lungo tratto dell’arcata urbana
case come denti, casa cava

di stucco o sull’ottone
nel modo di scendere il sudore
non sempre le gocce ricordano la pioggia.

A volte i colli alzano le labbra
in cerca un filo d’acqua, d’aria
un niente che già scivola, gatto di nuvola

per poco passa liscio, brulica.

in

novembre 15, 2009 § 4 commenti

Sono tornata che avevo spini dappertutto
tanto più sbucciato il passo mi inclinavo.
L’occhio era il luogo del castagno
la sua voglia di penetrare a fondo
acuminando il sintomo.
Ma era già vivissimo e prima del letargo
inumidiva le campagne.
Adesso trapunta di stagione le carni selvaggine
dalla buca del fienile la pupilla, l’interiore, come una bacca di ginepro.

*

Torno e stai ancora mescolando le farine. È evidente
l’affetto confonde le parole, risparmia sull’acume
dà ragione a chi ti vuole ‘uguale’.

Non fossi mia madre ti lascerei invecchiare senza caricature o lamentele
nessuna perfezione delle sfere, vedrei la pelle e le sue clessidre
fra gonfiori e rughe, la couperose di sole.

coazioni a ripetere

novembre 13, 2009 § 5 commenti

Il tempo, il tempo di una luce collettiva tirata dalla luna a mo’ di corda o droga
un disco di luna che tampona di fondo l’ematoma sul bordo della strada.
Dal dolore l’esistenza rovescia la fruttiera, un’onda la foglia della lingua
così aprendo una maniglia i limoni sparsi intorno senza suono.

*

Tocca, tocca, niente di nuovo. Dove covi da solo rimane il caldo sul cuscino
e il segno della testa contro il muro come se avessi appena tolto un quadro.
Per miglior agio passano “nessun dorma* alla radio (“tu pure, o Principessa*)
e quasi con sollievo ti chiedi il motivo, sì, dell’ombra sull’intonaco: una promo?

 

* dalla Turandot di G.Puccini

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